Nella Splendida cornice di Villa Durazzo... "Musical... e dintorni".
Consiglio la visita alla Villa, da cui si gode un panorama rasserenante su una delle perle della Riviera di Levante.
martedì 24 giugno 2014
lunedì 23 giugno 2014
Assegnare voti
Assegnare voti alti, stra-meritati ai nostri Bambini Speciali e a quelli
che, con impegno, tenacia, fatica, perché partiti da situazioni svantaggiate,
hanno compiuto enormi progressi, è per me una Gioia immensa!
Apprendere non significa soltanto imparare nozioni, ma saper utilizzare le proprie Conoscenze acquisite, trasformandole in Competenze. Apprendere significa anche sviluppare abilità sociali, emotive e di gestione dei conflitti. L'obiettivo prioritario di ogni Progetto Educativo è raggiungere e mantenere un rapporto sereno con il contesto scolastico. Il Progetto di Vita di ciascun bambino non può prevedere soltanto obiettivi didattici, ma anche culturali, emotivi e sociali.
Apprendere non significa soltanto imparare nozioni, ma saper utilizzare le proprie Conoscenze acquisite, trasformandole in Competenze. Apprendere significa anche sviluppare abilità sociali, emotive e di gestione dei conflitti. L'obiettivo prioritario di ogni Progetto Educativo è raggiungere e mantenere un rapporto sereno con il contesto scolastico. Il Progetto di Vita di ciascun bambino non può prevedere soltanto obiettivi didattici, ma anche culturali, emotivi e sociali.
In Via del Campo nascono i Fiori
“Ma se capirai, se li cercherai
fino in fondo, se non sono gigli son pur sempre figli, vittime di questo mondo”
Ieri, in Piazza Banchi, alla presentazione del suo libro
"In Via del Campo nascono i Fiori", ho avuto l'Onore di conoscere
Rossella Bianchi. Il Mondo dei transgender, al pari di qualsiasi altro Mondo
dell'Umano, mi affascina molto.
"L’affermazione dell’uguaglianza e del pari valore non
nega le reali diversità delle persone, ma non le usa come discriminanti o per
giustificare la riduzione di diritti e opportunità". (Dario Ianes)
Rispetto della Diversità, di qualsiasi Diversità, intesa
come Arricchimento e non in accezione negativa. Promulgare Leggi non è
sufficiente. Occorre un radicale cambiamento nel modo di pensare, una
"rivoluzione culturale". Fin da piccoli, è necessario apprendere il
Rispetto, di se stessi e degli altri. Occorre l'Educazione alla Comprensione,
che NON è pietà, ma prendere con (sè). Anche se è difficile accettare la
"diversità", in una società che vuole ad ogni costo
"normalizzare", questo articolo può fornire spunti importanti su cui
riflettere. Da Insegnante, continuo a ripetere che Diversità è Arricchimento,
ma posso comprendere quanto sia duro per un genitore accettare che il proprio
figlio sia "diverso". Personalmente, credo che la Normalità non
esista e che l'Omologazione sia molto pericolosa. Ciò che mi inquieta non è affatto
la Diversità, quanto l'ottusità, la ristrettezza mentale di troppi
"normali".
31 maggio 2014
Avvicinamento di Mondi, Apertura Mentale e Integrazione
Oggi, nell’ora di pranzo, mi sono inoltrata
nella zona del Ghetto di Genova, percorrendo i “caruggi” che si snodano,
partendo da porta dei Vacca, attorno a via del Campo, a Via Prè, i luoghi
che tanto amava De Andrè, i luoghi dove vivono e lavorano nei loro “bassi” i
transessuali, le Princese, che tanto amava don Andrea Gallo, presidente
onorario dell’associazione “Princesa”.
Il mio intento principale era quello di definire il
menù per la mia cena di compleanno. Nella Locanda degli Adorno, ho finalmente
visitato la mostra fotografica "Get into the Ghetto" del fotografo
francese Hervé Raynaud , mostra di cui consiglio la visita.
Uno dei camerieri, squisitamente gentile, mi ha raccontato com’era il vicolo degli Adorno prima della recente apertura del locale, dell’ammasso di materassi che ostruivano il vicolo, in cui si annidavano colonie di topi, di come è stato ripulito il vicolo, della riqualificazione doverosa che è stata fatta, dei pericoli della sera, dell’aiuto fornito dalle prostitute transessuali, con la loro presenza costante, nel contrasto al fenomeno della microcriminalità. Ieri sera, in seguito ad un incendio doloso appiccato a dei cassonetti della spazzatura, sono dovuti intervenire prontamente i camerieri per spegnere le fiamme, con improvvisate secchiate d’acqua. Dopo questi racconti di vita quotidiana, Fabrizio mi ha consigliato di farmi un giretto tra quei stretti e affascinanti vicoli, per cercare alcune edicole votive e altri altorilievi e bassorilievi storici, chiedendo ai transessuali agli angoli o seduti al sole, davanti ai loro “bassi”. Così ho fatto! Monica mi ha indicato l’altorilievo “Pax huic domui”, che si trova di fronte alla casa in cui il 22 giugno 1805 nacque Giuseppe Mazzini. Percorrendo a ritroso vico degli Adorno, sono stata riconosciuta da Mela, a cui tempo fa avevo chiesto indicazioni per trovare la Locanda degli Adorno. Mela , statuaria transessuale dai modi gentili, stava conversando con Ulla, famoso transessuale di Genova, la quale mi ha invitato ad entrare nel suo “basso”. Io ho chiesto se l’edicola sopra il “basso” di Ulla avesse una qualche importanza storica e Ulla mi ha risposto che è dell’800. Con estrema naturalezza, mi ha chiesto se fossi in grado di utilizzare il PC e se fossi una giornalista. La mia risposta è stata che non sono una giornalista, anche se amo osservare, scrivere e scattare fotografie, e che sono un’insegnante. Ho brevemente spiegato loro il perché della mia presenza e, una volta entrata nel “basso”, ordinato, pulito, ricco di fotografie, quadri erotici e oggetti di svariato tipo, ho fatto ciò che mi era stato richiesto, ho scansionato il PC, nonostante la connessione sia davvero lenta. Mentre aspettavamo che le operazioni del PC si ultimassero, abbiamo piacevolmente conversato. Io, giovane donna eterosessuale, insegnante, borghese, mi sono ritrovata a porre domande e a rispondere a due Princese. Esperienza, da parte mia, molto arricchente ed intensa. Nel frattempo, si sono avvicinati alcuni potenziali clienti, individui disagiati e non, che, vedendomi, e indicandomi, hanno chiesto la mia parcella! Le transessuali li hanno prontamente allontanati, dicendo loro, in modo brusco e molto incisivo, che io non lavoro lì. Oggi ho imparato molto da Mela e da Ulla e le ringrazio pubblicamente per aver sprecato due ore del loro tempo lavorativo a discorrere con me di svariati argomenti, della loro e della mia vita, del loro lavoro di prostitute, del mio lavoro d’insegnante, della loro sofferenza, dell’importanza di don Gallo, del matrimonio di Ulla con Maurizio, del modo in cui la società le considera, del ruolo del sindaco Marco Doria e delle precedenti amministrazioni comunali.
Sono onorata di essere stata invitata da Ulla, per il prossimo 18 luglio, all’inaugurazione della piazzetta senza nome, conosciuta come “piazza Princesa”, dedicata alle attività della comunità trans del ghetto, proprio nel cuore del ghetto di Prè, che sarà intitolata al nostro Amato, Indimenticabile e Insostituibile don Andrea Gallo. Sicuramente sarò presente!!!!!!!! L’Integrazione è uno dei pilastri della mia Vita, altrimenti non potrei degnamente svolgere il mio lavoro d’Insegnante di Sostegno, impegnata, da anni, con passione, con determinazione, nell’Integrazione quotidiana dei miei Bambini Speciali.
Uno dei camerieri, squisitamente gentile, mi ha raccontato com’era il vicolo degli Adorno prima della recente apertura del locale, dell’ammasso di materassi che ostruivano il vicolo, in cui si annidavano colonie di topi, di come è stato ripulito il vicolo, della riqualificazione doverosa che è stata fatta, dei pericoli della sera, dell’aiuto fornito dalle prostitute transessuali, con la loro presenza costante, nel contrasto al fenomeno della microcriminalità. Ieri sera, in seguito ad un incendio doloso appiccato a dei cassonetti della spazzatura, sono dovuti intervenire prontamente i camerieri per spegnere le fiamme, con improvvisate secchiate d’acqua. Dopo questi racconti di vita quotidiana, Fabrizio mi ha consigliato di farmi un giretto tra quei stretti e affascinanti vicoli, per cercare alcune edicole votive e altri altorilievi e bassorilievi storici, chiedendo ai transessuali agli angoli o seduti al sole, davanti ai loro “bassi”. Così ho fatto! Monica mi ha indicato l’altorilievo “Pax huic domui”, che si trova di fronte alla casa in cui il 22 giugno 1805 nacque Giuseppe Mazzini. Percorrendo a ritroso vico degli Adorno, sono stata riconosciuta da Mela, a cui tempo fa avevo chiesto indicazioni per trovare la Locanda degli Adorno. Mela , statuaria transessuale dai modi gentili, stava conversando con Ulla, famoso transessuale di Genova, la quale mi ha invitato ad entrare nel suo “basso”. Io ho chiesto se l’edicola sopra il “basso” di Ulla avesse una qualche importanza storica e Ulla mi ha risposto che è dell’800. Con estrema naturalezza, mi ha chiesto se fossi in grado di utilizzare il PC e se fossi una giornalista. La mia risposta è stata che non sono una giornalista, anche se amo osservare, scrivere e scattare fotografie, e che sono un’insegnante. Ho brevemente spiegato loro il perché della mia presenza e, una volta entrata nel “basso”, ordinato, pulito, ricco di fotografie, quadri erotici e oggetti di svariato tipo, ho fatto ciò che mi era stato richiesto, ho scansionato il PC, nonostante la connessione sia davvero lenta. Mentre aspettavamo che le operazioni del PC si ultimassero, abbiamo piacevolmente conversato. Io, giovane donna eterosessuale, insegnante, borghese, mi sono ritrovata a porre domande e a rispondere a due Princese. Esperienza, da parte mia, molto arricchente ed intensa. Nel frattempo, si sono avvicinati alcuni potenziali clienti, individui disagiati e non, che, vedendomi, e indicandomi, hanno chiesto la mia parcella! Le transessuali li hanno prontamente allontanati, dicendo loro, in modo brusco e molto incisivo, che io non lavoro lì. Oggi ho imparato molto da Mela e da Ulla e le ringrazio pubblicamente per aver sprecato due ore del loro tempo lavorativo a discorrere con me di svariati argomenti, della loro e della mia vita, del loro lavoro di prostitute, del mio lavoro d’insegnante, della loro sofferenza, dell’importanza di don Gallo, del matrimonio di Ulla con Maurizio, del modo in cui la società le considera, del ruolo del sindaco Marco Doria e delle precedenti amministrazioni comunali.
Sono onorata di essere stata invitata da Ulla, per il prossimo 18 luglio, all’inaugurazione della piazzetta senza nome, conosciuta come “piazza Princesa”, dedicata alle attività della comunità trans del ghetto, proprio nel cuore del ghetto di Prè, che sarà intitolata al nostro Amato, Indimenticabile e Insostituibile don Andrea Gallo. Sicuramente sarò presente!!!!!!!! L’Integrazione è uno dei pilastri della mia Vita, altrimenti non potrei degnamente svolgere il mio lavoro d’Insegnante di Sostegno, impegnata, da anni, con passione, con determinazione, nell’Integrazione quotidiana dei miei Bambini Speciali.
20 giugno 2014
Storia di una ladra di libri
"Una persona vale
quanto la sua parola"
"Le parole sono vita"
In una Germania nazista, in cui imperversa la guerra, in cui miseria, violenza, malvagità, paura, angoscia sono palpabili, una ragazzina trova rifugio per sé e per gli altri nei libri. Nonostante la propaganda e la scuola cerchino di ottundere le menti, resistono i sentimenti, resiste l'Umanità e la Solidarietà. Voce narrante, la Morte... che strappa alla vita Buoni e Malvagi. La Salvezza è nella Cultura, allora e oggi. Non dimentichiamolo MAI!
"Le parole sono vita"
In una Germania nazista, in cui imperversa la guerra, in cui miseria, violenza, malvagità, paura, angoscia sono palpabili, una ragazzina trova rifugio per sé e per gli altri nei libri. Nonostante la propaganda e la scuola cerchino di ottundere le menti, resistono i sentimenti, resiste l'Umanità e la Solidarietà. Voce narrante, la Morte... che strappa alla vita Buoni e Malvagi. La Salvezza è nella Cultura, allora e oggi. Non dimentichiamolo MAI!
Sofia
Per Sofia la filosofia era terribilmente eccitante
perché riusciva a seguire tutto con la propria testa, senza essere costretta a
ricordare quello che aveva imparato a scuola. Giunse così alla conclusione che
in realtà la filosofia non è qualcosa che si può imparare: si poteva invece
imparare a pensare filosoficamente.
(Il mondo
di Sofia, Jostein Gaarder)
Gigi Ghirotti. La mia esperienza presso l'hospice di Genova Bolzaneto
La mia esperienza
di tirocinio, svolta presso l’Hospice di Bolzaneto dell’Associazione Gigi
Ghirotti, è stata per me molto positiva, arricchente e formativa.
Non dimenticherò
mai il giorno in cui sono entrata, per la prima volta, in Hospice, quando
arrivai al quarto piano della Residenza di Bolzaneto, il 9 maggio scorso.
L’accoglienza che ho ricevuto fin dal primo
momento da una volontaria lì presente mi ha subito fatto sentire ben accetta;
ricordo che questa volontaria mi venne incontro, mi guardò e dopo esserci
presentate, mi disse che mi stavano aspettando.
Il suo sorriso, i
suoi modi garbati fecero svanire i miei timori; erano bastate poche parole,
perché io non fossi più spaesata.
Entrando in
Hospice, io varcavo la soglia di un mondo per me totalmente nuovo ed è per
questo che il mio cuore batteva forte e la mia insicurezza, anche se celata, si
faceva sentire.
Non ho minimamente faticato ad inserirmi;
giorno per giorno, ho avuto attenzioni e supporto sia da parte dei volontari,
con cui ho collaborato, sia da parte di tutta l’equipe medica.
Una delle
psicologhe dell’Associazione, ogni tanto mi chiedeva come procedesse il mio
lavoro di tirocinante; a lei ho confidato i miei timori iniziali e la forza
che, via via, andavo acquisendo; tale forza nasceva proprio instaurando
relazioni emotive con i pazienti e i familiari.
Avevo cercato di
immaginarmi l’ambiente, leggendo i notiziari redatti dall’Associazione e
soprattutto dai racconti ascoltati presso la Sede Amministrativa di Corso
Europa dell’Associazione, quando partecipai alla prima riunione, presieduta dal
Prof. Henriquet, con i medici e gli infermieri dell’Associazione.
Quella che mi ero
immaginata era una realtà diversa da quella effettiva.
Non avendo alcuna
esperienza in questo settore, mi aspettavo un luogo freddo, asettico, un luogo
simile a quello dei “nostri” ospedali.
La realtà
dell’Hospice è invece totalmente diversa; in Hospice si respira un clima
positivo, sereno, caldo, accogliente.
Alle pareti sono
appesi tanti bei quadri; c’è una bacheca dove sono affisse fotografie di
pazienti e nella sala dove c’è la biblioteca, ci sono tante piante verdi, che
trasmettono serenità e speranza.
In fondo al lungo
corridoio, che dalla reception porta verso l’ala destra della struttura, vi è
una sala stupenda, con un pavimento antico molto ben conservato; in questa sala,
vengono, a volte, ospitati concerti.
Ho partecipato un
sabato pomeriggio a uno di questi concerti di musica classica; ritengo che il
portare della bella e affascinante musica in un luogo come l’Hospice sia un
segnale di speranza, di profonda umanità e benevolenza per i degenti; ricordo
tante persone, sedute le une accanto alle altre, molte su carrozzine , che
ascoltavano rapite la voce del soprano e del contralto; a questo concerto hanno
partecipato molti familiari e pazienti anche di altri reparti della Residenza
per anziani, che sono ospitati nei piani inferiori della struttura dell’ex
Ospedale Pastorino.
L’Hospice è la
struttura che ospita i malati terminali oncologici e di AIDS; è una delle
stanze dell’Associazione, la “casa” che si prende cura sia molto
professionalmente sia molto umanamente di malati terminali, fornendo anche e
soprattutto assistenza domiciliare.
In Hospice ci sono dodici camere, in cui
trovano assistenza i malati terminali, che non possono essere curati a casa.
Ogni camera, molto
luminosa e spaziosa, è dotata di due letti, uno per il paziente e una
poltrona-letto per un familiare, un bagno, un frigorifero e la televisione; non
esistono restrizioni per quanto riguarda gli orari delle visite; un familiare,
se lo desidera, può fermarsi a dormire, durante la notte,
nella camera del paziente.
Inoltre, ai
pazienti è consentito portare da casa oggetti a loro cari, anche per abbellire
o ravvivare la camera.
Ricordo che nella
camera di un paziente, vi erano appesi vari quadri dipinti dal paziente stesso;
in molte stanze vi
sono fiori, fotografie di parenti, nipotini, amici.
Proprio accanto
alla reception, vi è un bagno assistito per i degenti; in fondo al corridoio,
ai lati del salone, dove si svolgono i concerti, vi sono varie stanze, adibite
a studi per le riunioni e la Sala del cordoglio, dove
vengono ospitati i parenti della persona, una volta che questa è deceduta,
nell’attesa che venga preparata e portata nella camera mortuaria.
I parenti possono
avere assistenza psicologica e supporto emotivo sia dai volontari presenti, sia
dal personale medico che dalla psicologa.
Benché l’Hospice
sia un luogo dove la sofferenza è palpabile, mai mi sono sentita sconfortata o
abbandonata; ogni persona ha il proprio ruolo, e anch’io ho trovato la mia
collocazione; l’equipe, formata da medici, infermieri, operatori socio-sanitari
e volontari, si riunisce settimanalmente, per la discussione dei casi.
Per me, è stato di
grande aiuto aver avuto la possibilità di prendere parte a tali riunioni, per
avere una visione d’insieme del lavoro svolto in Hospice e per conoscere approfonditamente
i pazienti e i loro mondi di vita.
La dottoressa, responsabile dell’Hospice, presenta
i casi nuovi all’equipe e tutti insieme discutono delle terapie da
intraprendere, delle abilità ancora presenti nel paziente, dei suoi deficit,
della sua storia di vita, del suo mondo familiare, di come è stato inserito in
Hospice, dell’impatto che la persona ha avuto con la struttura e con il
personale sanitario.
In Hospice, la
filosofia che regna è diametralmente opposta a quella ospedaliera;
innanzitutto, le camere dei pazienti non sono numerate, ma ciascuna ha il nome
di un fiore, con l’immagine e il nome scientifico dello stesso (Calle, Primule,
Girasoli, Margherite…) e, accanto, vi è il nome della persona, che lì trova
rifugio.
Questo è un
segnale tangibile che al centro di tutto vi è la persona e non la malattia.
Ho avuto modo di
conoscere molti pazienti e familiari, durante i circa quattro mesi trascorsi in
Hospice; dalla mia postazione, che era alla reception, ho potuto accogliere
molti pazienti, ma soprattutto si rivolgevano a me i familiari, a volte, magari
soltanto per scambiare due chiacchiere; il mio lavoro è stato quello di
affiancare i volontari.
Ho fornito
supporto psicologico e affettivo ai degenti e alle famiglie, con alcune delle
quali ho stabilito un rapporto empatico forte; ho cercato di aiutare i malati nella soddisfazione dei loro
bisogni primari: ho dato loro da mangiare, da bere, li ho portati in giro in
carrozzina, ma soprattutto li ho ascoltati, stando loro accanto.
Ho imparato molto
di più da alcuni volontari, con cui ho collaborato assiduamente, che dalle
letture sull’assistenza ai malati terminali.
Nei primi giorni
trascorsi in Hospice, ero restia ad entrare nelle camere, poiché mi assalivano
dubbi sul “Che dire”, “Cosa fare”; poi, un volontario, mi ha spiegato come era
strutturato l’Hospice e mi ha accompagnato ai letti dei vari pazienti, mi ha
introdotto in questa realtà per me totalmente nuova e molto interessante, mi ha
accompagnato gradualmente verso una realtà per me molto forte emotivamente, ma
altrettanto arricchente.
Dopo essermi
presentata al malato e ai parenti eventualmente presenti, il dialogo nasceva
molto spontaneamente; è stato più facile
di quello che mi sarei aspettata.
Mi sono sempre
rivolta a ciascun paziente con un sorriso radioso; ho cercato di alleviare la
loro sofferenza, con la mia spensieratezza di giovane donna.
Per uno dei
pazienti, con cui è difficile instaurare la comunicazione verbale, in quanto G.
ha difficoltà ad esprimersi, ma comprende quello che gli viene detto, ho
preparato un foglio con delle icone, che rappresentano oggetti concreti o
concetti astratti; ho scaricato da Internet delle figure, che rappresentano il
caffè , l’acqua, il desiderio di mangiare, quello di uscire, aprire o chiudere
la finestra, ecc.
Ricordo la gioia
che trapelava dallo sguardo di G., quando gli portai questo foglio; a volte,
quello che per noi persone sane, può apparire come una banalità, per una
persona in stato avanzato di malattia, è invece molto importante anche perché è
il segno che si è ancora importanti per gli altri, che si è nei pensieri degli
altri, che non si è lasciati soli.
In un’occasione,
sono stata accanto a una famiglia, nel momento particolare del distacco dal proprio
congiunto; ho accompagnato uno dei familiari, che avevo conosciuto solo il
giorno prima, ma con cui avevo cominciato a tessere un legame, all’interno
della camera mortuaria, un luogo appena al di fuori della struttura
dell’Hospice, che per l’ultima volta ospita la persona che lì è stata
ricoverata.
Di alcuni pazienti,
che ormai ci hanno lasciato, ho un ricordo intenso, che mai morirà.
Ho dovuto, mio
malgrado, imparare a non affezionarmi troppo a queste persone, perché l’Hospice
è un luogo dove le persone escono spesso, se non sempre, con le “gambe in
avanti”, come disse una volontaria.
Non è facile
mantenere il distacco, perché il rapporto che si instaura, l’empatia verso
queste persone bisognose di tutto, ma soprattutto di amore è molto intenso.
Ho partecipato a
varie riunioni, svoltesi in Hospice, assieme ai volontari, ai familiari,
all’intera equipe, tenute da una psicoterapeuta molto competente; con lei
abbiamo fatto esercizi di rilassamento e discusso di eventuali problematiche,
dei nostri bisogni, desideri, aspettative.
Vorrei
sottolineare che ciò che colpisce, entrando in Hospice, è che ciascun paziente
è IL PAZIENTE, ossia una persona unica, irripetibile, con la sua storia; al di
là della comunanza della malattia, ciascuno è una persona, non un numero tra i
tanti.
Poter svolgere il mio
tirocinio presso l’Hospice mi ha permesso di imparare a non empatizzare troppo,
a mantenere il giusto distacco, per non essere risucchiata nel vortice
impetuoso dei sentimenti e per essere, così, in grado di offrire il mio aiuto
agli altri.
Potrebbe sembrare
incredibile, soprattutto per chi non ha dimestichezza con questo luogo, ma,
benché l’Hospice sia, purtroppo, per la maggioranza dei pazienti, un luogo di
“sola andata”, mi è apparso come un’isola felice, dove la sofferenza non riesce
ad avere la meglio sulla dignità delle persone e sui sentimenti positivi.
Il motto
dell’Associazione, che molto mi ha fatto riflettere, è “CURARE ANCHE QUANDO NON
SI PUO’ GUARIRE”; trovo che sia una frase incisiva e ricca di immenso
significato, proprio perché è molto lontana dall’ideale performante, che permea
la nostra attuale società occidentale.
Il senso di tale frase è che ciascuno dona
senso a sé stesso e agli altri, in qualunque momento della propria esistenza,
anche quando si approssima al termine del proprio viaggio terreno o anche
quando non è nel pieno delle sue capacità fisiche e psichiche.
In questi casi,
con questi malati, l’accanimento terapeutico non può che essere dannoso; ciò
che occorre loro è il contatto umano, se possibile il dialogo, la comunicazione
che, anche se non verbale, può comunque essere arricchente ed efficace; ho
imparato da queste persone, spesso divorate dalla malattia, da questi terribili
e inarrestabili tumori, che la vicinanza, anche a volte silenziosa è ciò che
conta.
L’abbandono, la
solitudine renderebbero gli ultimi momenti della vita di queste persone
invivibili; le cure palliative, che vengono loro prestate in Hospice, sono un
antidoto fondamentale contro la disperazione.
Delle cure palliative non fanno solo parte
trattamenti terapeutici, la cosiddetta terapia del dolore; esse non equivalgono
a una mera somministrazione di morfina, ma sono un complesso di cure,
attenzioni rivolte a questa particolare categoria di malati, tenuto conto anche
degli aspetti psicologici e spirituali; sono un prendersi cura della persona
nella sua totalità.
Il controllo del dolore è fondamentale;
l’obiettivo delle cure palliative è il raggiungimento della migliore qualità di
vita possibile per i malati e per le loro famiglie.
Durante il mio
tirocinio, mi sono sforzata di diventare coraggiosa, di varcare la soglia di
quelle camere “floreali” e ho imparato a stare vicina, senza timori, a queste
persone, ad ascoltarle, ad ascoltare le loro storie di vita, i loro desideri,
non sempre chiaramente intelligibili.
In un mondo in cui
tutti ci parliamo addosso, e abbiamo normalmente questa “forma mentis”, non è
facile imparare a stare in attento ascolto e silenzio; la mia esperienza di
tirocinante mi ha donato anche questo.
Ogni persona che
lì ho conosciuto, sia giovane sia meno giovane, è come un fiore, che pur avendo
cominciato a perdere i propri petali, mantiene ancora la propria identità e
unicità umana; ciascuno è prezioso, perché irrepetibile.
Molte volte, ho provato tristezza, quando,
entrando in Hospice, ho visto una certa porta chiusa, una stanza ormai vuota;
lì, fino al giorno prima, vi aveva trovato rifugio G., o A., o M.; quella
persona non era più tra noi, ma il ricordo in chi l’ha conosciuta, anche se per
poco, come me, ma in un frangente così delicato della vita, non svanirà; ho
provato anche dolore, rabbia, frustrazione per la mia impotenza, per non aver
detto o fatto qualcosa per quella persona il giorno prima o l’ultima volta in
cui c’eravamo incontrati; aver rimandato a un dopo certe azioni che avrei
potuto compiere prima, mi ha amareggiato, perché la persona in questione non ha
potuto aspettarmi.
Ho un ricordo
molto vivido di una paziente, che avrebbe compiuto gli anni il 24 giugno, solo
quattro giorni prima rispetto al mio compleanno; avevo pensato di portarle un
regalo, una pianta di belle rose rosse; quando arrivai in Hospice, il giorno
dopo il suo compleanno, vidi la porta della camera di G. chiusa; chiesi,
allora, a un volontario dove fosse G.; sapevo che il desiderio di G. era di
andare a casa per il suo compleanno; lui mi disse che se ne era andata ; io
intuii che non era solo andata a casa , ma che ormai ci aveva lasciati.
Ricordo che provai
rabbia, per non averle potuto dare il mio regalo o almeno, il mio ultimo
saluto.
Il tirocinio ha
significato per me un’occasione importante di mettere in pratica i miei studi,
la psicologia e la pedagogia affrontate nei tanti esami sostenuti; è stata
l’occasione di rendere concretamente significativa la tanta teoria studiata, durante
i miei anni universitari.
Ho capito che parlare, a volte, non serve, ma
che un ascolto attento, uno sguardo rivolto verso l’Altro è un fattore
fondamentale di comprensione reciproca, sia che l’Altro sia o no un malato.
La mia esperienza
di tirocinante mi ha quasi fatto diventare una volontaria; in molti hanno
ritenuto che io lo fossi (familiari, pazienti, volontari, infermieri) ; il
supporto che ho dato ai volontari spero sia stato di aiuto, perché fare questo
tirocinio presso l’Hospice non è stata una scelta casuale o un obbligo
burocratico, o solo perché avrebbe rappresentato un aggancio alla mia tesi; ho
voluto mettermi in gioco, per capire se in futuro io possa diventare un buon
educatore.
Genova, 31 agosto
2005
Ludovica Bavastro
Paolo Borsellino
Il Giudice Paolo
Borsellino ha lasciato a tutti noi una Grande Eredità...
"La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità".
Ogni volta che penso a Paolo Borsellino e rivedo queste terrificanti e crude immagini, mi ritrovo con le lacrime agli occhi... A Paolo Borsellino penso spesso, da quell'ormai lontano 19 luglio 1992... Ero un'adolescente e stavo per iniziare il Ginnasio. Al Liceo, uno dei miei desideri era quello di diventare Giudice, pronta a partire per la Sicilia... Poi, negli anni, cambiai idea e scelsi di diventare Insegnante. Credo sia inutile e melenso ricordare Borsellino SOLTANTO il 19 luglio... Penso che ognuno di noi, qualsiasi ruolo ricopra nella nostra Società, possa fare molto, nella stessa direzione che ostinatamente seguirono Antonino Caponnetto, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino... tre Giudici Seri, Professionali e Umani, del pool antimafia di Palermo. Per la Società, per noi tutti, loro hanno fatto tanto... Cerchiamo di esserne degni eredi! Le parole e le parate, altrimenti, servono a ben poco; anzi, col tempo, diventano anacronistiche e svuotate di significato... Occorre una "rivoluzione culturale e sociale" che investa, non soltanto la Sicilia, ma l'Italia intera.
"La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità".
Ogni volta che penso a Paolo Borsellino e rivedo queste terrificanti e crude immagini, mi ritrovo con le lacrime agli occhi... A Paolo Borsellino penso spesso, da quell'ormai lontano 19 luglio 1992... Ero un'adolescente e stavo per iniziare il Ginnasio. Al Liceo, uno dei miei desideri era quello di diventare Giudice, pronta a partire per la Sicilia... Poi, negli anni, cambiai idea e scelsi di diventare Insegnante. Credo sia inutile e melenso ricordare Borsellino SOLTANTO il 19 luglio... Penso che ognuno di noi, qualsiasi ruolo ricopra nella nostra Società, possa fare molto, nella stessa direzione che ostinatamente seguirono Antonino Caponnetto, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino... tre Giudici Seri, Professionali e Umani, del pool antimafia di Palermo. Per la Società, per noi tutti, loro hanno fatto tanto... Cerchiamo di esserne degni eredi! Le parole e le parate, altrimenti, servono a ben poco; anzi, col tempo, diventano anacronistiche e svuotate di significato... Occorre una "rivoluzione culturale e sociale" che investa, non soltanto la Sicilia, ma l'Italia intera.
Il significato del 25 Aprile
Non è sufficiente commemorare e ringraziare, a distanza di
settant'anni, ricordando col cuore
e con la mente le Donne e gli Uomini, anche giovanissimi, che permisero di
liberare l'Italia dall'orrore del Nazifascismo. Occorre sì ricordare il
sacrificio delle loro Vite, il loro coraggio, ma anche ascoltare chi visse il
dramma del Ventennio Nero e le successive lotte per la Liberazione; occorre far
ascoltare ai bambini e ai ragazzi di oggi queste storie, questi racconti di
vita e tramandare gli ideali che animarono lo spirito di quelle Donne e di
quegli Uomini. Non mi riferisco soltanto ai Partigiani e alle
"staffette" che lottarono duramente e strenuamente, ma anche a tutti
i Civili che li aiutarono e li sostennero concretamente.
Credo che la Scuola possa essere un Luogo Sociale e
Culturale importante, in cui discutere di tali argomenti. Durante il Nazismo e
il Fascismo, come è evidente anche nel recente film “Storia di una ladra di
libri”, la Scuola era, insieme alla stampa, mezzo di propaganda di regime;
oggi, la Scuola DEVE essere mezzo di Conoscenza Critica. Democrazia, Libertà,
Consapevolezza di Diritti e Doveri, Conoscenza della nostra Carta Costituzionale
sono, a mio parere, pilastri per l’Educazione e per la Formazione di ciascuno
di noi, che si reputi Cittadino.
Sono fiera dei miei trisnonni, dei miei bisnonni e dei miei
nonni materni Antifascisti che aiutarono, con enorme coraggio e grande forza
morale, tanti Partigiani - nascondendoli - che avevano trovato rifugio sulle
colline prospicienti casa mia. Sono altresì fiera dei miei antenati paterni
Antifascisti che pagarono cara, sul lavoro e nella loro vita privata, la scelta
di non aderire al Partito Fascista. Uno zio di mio padre fu duramente bastonato
all'uscita della fabbrica dove lavorava, perché non aveva accettato di prendere
la Tessera Fascista.
Grazie ai racconti di mia nonna materna, che ho avuto il
dono di conoscere e che per me è stata la mia seconda Mamma, so, o meglio posso
immaginare, cosa significa vivere durante la guerra, sotto le bombe, accanto a
SS, a Fascisti...
Nonna, non dimenticherò MAI i tuoi racconti e, anzi,
cercherò di trasmetterli ai figli che avrò e ai miei alunni di oggi e di
domani. Se sono diventata la donna che tutti oggi conoscono, lo devo anche alla
mia Famiglia.
Eugenio Montale
Eugenio Montale, genovese, uno dei miei Poeti preferiti,
che iniziai ad Amare al Liceo... non soltanto per la musicalità e l'incisività
dei suoi versi, ma anche per le sue scelte di Vita... Antifascista, sottoscrisse,
nel 1925, il Manifesto antifascista di Croce.
Dopo aver trovato un impiego a Firenze, da Bemporad, passò alla direzione del
“Gabinetto Vieusseux”, fino al licenziamento, per aver rifiutato la tessera
fascista. Ricevette tre lauree “honoris causa”, fu nominato senatore a vita nel
1967 per i meriti in campo letterario e divenne
Premio Nobel per la Letteratura,
nel 1975.
"I limoni", poesia della raccolta "Ossi di
seppia", è Sublime...
Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.
Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall'azzurro:
più chiaro si ascolta il susurro
dei rami amici nell'aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest'odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l'odore dei limoni.
Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s'abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d'intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno più languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità
Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rumorose dove l'azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta
il tedio dell'inverno sulle case,
la luce si fa avara - amara l'anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo del cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d'oro della solarità.
Don Andrea Gallo... non avrei potuto non esserci...
Dolore, commozione, ma anche entusiasmo,
condivisione, musica, canti partigiani... La molteplicità dell'Esistenza Umana
stamattina, a Genova, si è stretta, ciascuno con il proprio Essere e con la
propria personale sfaccettatura, intorno a don Gallo... un uomo per cui
DIGNITA', COERENZA, LIBERTA'... non erano vuote parole. Ho voluto ascoltare
attentamente tutti gli interventi... Non tollero chi giudica, chi contesta a
priori... anzi, trovo ridicolo chi lo fa. La retorica, certo, ha avuto la sua
parte, unita anche a vacuità ed ipocrisia... le parole del vescovo Bagnasco
stridevano... ma non dimentico chi e cosa Bagnasco incarna... e non dimentico,
da atea, che don Gallo era un sacerdote cattolico, un salesiano che ha vissuto,
con le sue numerose lotte, il messaggio della Chiesa originaria, con i fatti,
costruendo una comunità importante, la Comunità di San Benedetto al Porto. Il
sindaco Marco Doria ha usato parole di circostanza, strappando applausi solo
quando ha citato frasi di don Gallo. Ho apprezzato molto l'intervento di don
Ciotti e ho trovato Sublime Moni Ovadia... La cultura, l'apertura mentale, la
fluidità oratoria, l'irriverenza di Moni Ovadia mi hanno fatto riflettere
molto. Il Sapere, l'introspezione, la condivisione, l'incontro sono NECESSARI
se vogliamo costruire... Far la parte dei detrattori, di chi si arrocca su un
fortino, con la supponenza di detenere la Verità è molto pericoloso e non porta
a nulla. La Società Umana è variegata... in essa convivono molteplici anime...
che don Gallo accoglieva e includeva. Si può non condividere, ma ascoltare è
fondamentale, per comprendere, per comprendersi. Il corteo è stato un momento
aggregante... Per poter pensare che sia possibile una Società in cui Giustizia,
Libertà, Solidarietà, Rispetto prevalgano, è necessario conoscere, conoscersi,
riconoscere e riconoscersi. Il giudizio, il pregiudizio, l'etichettamento sono
l'anticamera della chiusura, della dittatura. Non a parole, ma con la Vita quotidiana,
ciascuno di noi, con il ruolo che ha, può fare molto per se stesso e per gli
altri. E' sufficiente volerlo! Ma le parole non bastano, anche se sono
importanti, perché ci permettono di comunicare...
Pasolini ricorda il fratello
"No, Guido, non
salire!
Non ricordi più il tuo nome? Ermes, ritorna indietro,
davanti c'è Porzus contro il cielo
ma voltati, e alle tue spalle
vedrai la pianura tiepida di luci
tua madre lieta, i tuoi libri.
Ah Ermes non salire,
spezza i passi che ti portano in alto,
a Musi è la via del ritorno,
a Porzus non c'è che azzurro".
Pier Paolo Pasolini, 1945
Non ricordi più il tuo nome? Ermes, ritorna indietro,
davanti c'è Porzus contro il cielo
ma voltati, e alle tue spalle
vedrai la pianura tiepida di luci
tua madre lieta, i tuoi libri.
Ah Ermes non salire,
spezza i passi che ti portano in alto,
a Musi è la via del ritorno,
a Porzus non c'è che azzurro".
Pier Paolo Pasolini, 1945
E' una delle poesie,
che Pier Paolo Pasolini scrisse, per la morte del fratello minore Guido,
partigiano, nome di battaglia Ermes, membro delle Brigate Osoppo. Guido,
insieme ad altri sedici partigiani, fu ucciso da partigiani comunisti dei GAP
friulani delle Brigate Garibaldi. Musi e Porzus sono località del Friuli; a
Porzus c'era la sede del comando delle Brigate Osoppo. Il 7 febbraio 1945,
Guido fu catturato e trasferito con altri compagni al Bosco Romagno, vicino a
Cividale del Friuli, dove fu giustiziato. Nell'immediatezza della morte del
fratello, Pier Paolo Pasolini scrisse questa poesia... Ne ho un'altra, a casa,
tratta dalle Epigrafi, scritta a un anno di distanza.
Odissea Operaia. Dagli scioperi alla deportazione
Sestri Ponente, Genova, marzo 1943: nonostante fosse proibito
lo sciopero, come sancito dalle “leggi fascistissime” dell’aprile 1926, a
Sestri Ponente e a Cornigliano iniziano gli scioperi nelle fabbriche, che
continuano, anche se non troppo incisivamente, perché a macchia di leopardo,
fino al giugno 1944. Nonostante le pressioni e le minacce del prefetto Basile,
dal 1° al 14 giugno 1944, sono in sciopero gli operai delle fabbriche SIAC, San
Giorgio, Piaggio, Ansaldo. Alle ore 14
del 16 giugno 1944, le minacce del prefetto Basile si tramutano in
rappresaglia; vengono deportati, su due convogli ferroviari, a Mauthausen 1488 lavoratori delle quattro fabbriche
genovesi, circondate dai nazifascisti. Questi uomini, privati della propria
Libertà e Dignità, non possono comunicare alle famiglie il luogo della loro
destinazione. Giunti a Ronco Scrivia, il parroco del luogo fa fermare, con un
escamotage, i convogli e, con l’aiuto di alcune donne, anche giovanissime,
porta filoncini di pane ai deportati. Il pane non solo servì a placare i morsi
della fame, ma permise ad alcuni dei deportati di liberarsi durante il viaggio,
perché nei filoncini di pane vi erano stati nascosti ferri, cacciaviti, attrezzi
vari. Alcuni di loro, nel tentativo di fuga, furono uccisi dalle sentinelle
armate che presidiavano i treni o morirono nella caduta.
Dovrebbe farci riflettere
il fatto che, allora come oggi, gli operai della Piaggio scioperano. Allora
lo sciopero era l’unica arma che i lavoratori avevano per opporsi al regime fascista,
oggi lo sciopero è l’unica arma per difendere il proprio posto di lavoro e la
propria Dignità di Essere Umano.
Camminando in via Sestri, ho notato su quasi tutte le
vetrine degli esercizi commerciali volantini di solidarietà a favore degli
operai della Piaggio, che, in questi giorni, stanno scioperando.
Senza lavoro, la Persona si annienta. Il lavoro non è essenziale
solo per il sostentamento, ma è necessario per avere un’identità e un senso si
appartenenza sociale. Senza lavoro l’essere umano è inerme, è manipolato e
manipolabile.
Il Lavoro è un Diritto e deve essere difeso! Sempre!
Educazione alla Comprensione
Credo che in Italia sia necessario un radicale cambiamento nel modo di pensare, una "rivoluzione culturale". Ritengo che il ruolo della Famiglia e della Scuola, come "agenzie educative", sia fondamentale nel veicolare messaggi che rendano i nostri bambini e ragazzi, fin da piccoli, Rispettosi dell'Altro. Fin da piccolissimi è necessario apprendere il Rispetto... di se stessi e degli altri... Occorre l'Educazione alla Comprensione del Diverso, di qualsiasi Diverso, che NON è pietà, ma prendere con (sé). Senza Diversità, la nostra Esistenza sarebbe svuotata di significato. Senza Diversità, vi sarebbe un pericoloso appiattimento, un annichilimento della Persona, che si trasformerebbe in individuo, inteso come piccolo membro insignificante di una massa informe. La deriva della Persona significa annullamento dell'individualità, che ci connota come Esseri Umani, Unici e Irripetibili, Diversi. Diventeremmo dei robot, dei "Balilla", dei burattini manovrabili, privi di Essenza. Rischio da scongiurare nel modo più assoluto! Da insegnante, cerco, ogni giorno, di trasmettere ai miei bambini il senso positivo della Diversità e loro mi dimostrano di Comprendere appieno questo senso, non a parole, ma nei fatti, in classe, con i compagni e con i bambini delle altre classi.
L'uomo dal fiore in bocca
Incomunicabilità e
riscoperta della Bellezza della Vita, anche nelle sue minuzie quotidiane.
"Io le dico che ho bisogno d'attaccarmi con l'immaginazione alla vita altrui, ma così, senza piacere, senza punto interessarmene, anzi...anzi... per sentirne il fastidio, per giudicarla sciocca e vana, la vita, cosicché veramente non debba importare a nessuno di finirla".
"Io le dico che ho bisogno d'attaccarmi con l'immaginazione alla vita altrui, ma così, senza piacere, senza punto interessarmene, anzi...anzi... per sentirne il fastidio, per giudicarla sciocca e vana, la vita, cosicché veramente non debba importare a nessuno di finirla".
Margherita Hack
Margherita Hack è un "modello" di Donna a
cui io mi sento molto vicina... "Atea convinta, antifascista e comunista,
anti-berlusconiana di ferro, sostenitrice del diritto all'eutanasia",
cinque caratteristiche che condivido appieno...
Dalla stesura della mia Tesi in Bioetica, dal 2006,
attendo notizie in merito al "Living will"...
Così scrivevo… “A mio
parere, lo Stato di una società liberal-democratica dovrebbe essere neutrale e
consentire a chi non ha una visione cristiano-cattolica di praticare un atto
che riterrebbe opportuno per sé; la situazione auspicabile sarebbe quella della
neutralità dello Stato e della
presenza delle Direttive Anticipate, il testamento biologico che
io credo indispensabile per poter
decidere con coscienza della propria salute.
La vita biografica
(consapevole) è preferita rispetto alla vita biologica.
Il diritto di morire non implica un dovere da parte del medico; esiste
l’obiezione di coscienza; il medico è autonomo e agisce in libertà.
In questo modo, viene raggiunto
un equilibrio, poiché il medico non è costretto a fare nulla contro la propria
coscienza”.
Noi mortali, proprio per definizione, abbiamo questa
peculiarità... Da atea, non posso aggrapparmi alla speranza di rivederla in un
qualsivoglia aldilà, ma Vivrà sempre in me e spero in tanti... Ha lasciato un
segno con il suo Lavoro e con la sua Persona... Straordinaria Mente...
"La spiritualità, per uno come me che non crede a Dio, all’anima,
all’aldilà, sta nella capacità di amare e comprendere gli altri − uomini e
animali − “di non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a
te." Margherita Hack
I critici improvvisati possiedono tale capacità di Com-prensione? A leggere certi commenti, pare di no...
[Criticare a prescindere, tutto e tutti... a quale scopo?]
Posso comprendere che non si condivida il pensiero di Margherita Hack, ma vorrei tanto sapere che cosa attua di così rilevante chi la critica... Quanti astrofisici tra i critici? Quanti con incarichi in università quali Berkeley, Princeton, Parigi? Quanti Direttori di un Osservatorio astronomico?
Non dimentichiamo che la Hack nacque nel 1922, si laureò nel 1945, epoca in cui per le donne non era scontato, nè abituale poter accedere agli studi, tantopiù a quelli universitari...
I critici improvvisati possiedono tale capacità di Com-prensione? A leggere certi commenti, pare di no...
[Criticare a prescindere, tutto e tutti... a quale scopo?]
Posso comprendere che non si condivida il pensiero di Margherita Hack, ma vorrei tanto sapere che cosa attua di così rilevante chi la critica... Quanti astrofisici tra i critici? Quanti con incarichi in università quali Berkeley, Princeton, Parigi? Quanti Direttori di un Osservatorio astronomico?
Non dimentichiamo che la Hack nacque nel 1922, si laureò nel 1945, epoca in cui per le donne non era scontato, nè abituale poter accedere agli studi, tantopiù a quelli universitari...
Io, pur dichiarandomi atea, vengo definita da alcuni miei amici,
"cristiana". Quando studiavo Sociologia, ho cominciato a riflettere
bene sul significato della Religione come sovrastruttura, non solo riferendomi
a Marx. Io penso che la Religione, anzi le Religioni, siano state create
dall'uomo, per trovare spiegazioni a fenomeni imperscrutabili, per dare un
senso al proprio esistere, per incutere timore, per nutrire una speranza.
Questo è il mio pensiero laico.
Legge Basaglia
Trent'anni fa... la legge
Basaglia. L. 180/78 e la chiusura dei manicomi...
Gli attuali reparti di Psichiatria non sono affatto riabilitativi... A quando un effettivo cambiamento??? La chiusura, l'isolamento, le sbarre, gli psicofarmaci, la solitudine, l'inazione... come possono essere strumenti di Cura??? Mangiare, fumare, dormire, vagare inebetiti sono l'effetto del Prendersi Cura? Non credo proprio...
"Squallidi processi quotidiani con giudizi sommari
in cui sei condannato a un'esistenza formale
d'andamento normale costipato in un ruolo
a cui nessuno si candida...
Pasti a base di EN e di TAVOR per capirci qualcosa
l'ignoranza fa scena, l'intelletto che scema,
sto cadendo di schiena o è solo una posa?"
Gli attuali reparti di Psichiatria non sono affatto riabilitativi... A quando un effettivo cambiamento??? La chiusura, l'isolamento, le sbarre, gli psicofarmaci, la solitudine, l'inazione... come possono essere strumenti di Cura??? Mangiare, fumare, dormire, vagare inebetiti sono l'effetto del Prendersi Cura? Non credo proprio...
"Squallidi processi quotidiani con giudizi sommari
in cui sei condannato a un'esistenza formale
d'andamento normale costipato in un ruolo
a cui nessuno si candida...
Pasti a base di EN e di TAVOR per capirci qualcosa
l'ignoranza fa scena, l'intelletto che scema,
sto cadendo di schiena o è solo una posa?"
Leggere Lolita a Teheran
Consiglio la lettura "Leggere Lolita a
Teheran" di Azar Nafisi, dal 1979 Professoressa di Letteratura Inglese
all'Università di Teheran, trasferitasi nel 1997 alla Johns Hopkins University di Washington.
A causa delle pressioni della Repubblica Islamica sull'insegnamento e sulla
vita in generale, la professoressa Naziri decide, nel 1995, di lasciare la
cattedra all'Università, ma continua ad insegnare, a casa sua, il giovedì
mattina, ad un gruppo di sette giovani studentesse da lei predilette, particolarmente
motivate. Da queste lezioni di Letteratura, tenute ad un gruppo così limitato,
emergono fatti personali, legati all'Essere Donna nel regime dell’Ayatollah
Khomeini.
La Scuola coinvolge tutti
A proposito di Scuola, essendo direttamente coinvolta in
quanto insegnante, vorrei capire se qualcuno dei partiti è realmente
interessato a incidere concretamente in questo settore.
Penso che nel mio ambito professionale, la scelta debba,
drammaticamente, ricadere sul “meno peggio”, considerate le scellerate
decisioni prese negli anni dai vari ministri che si sono avvicendati al
Ministero dell’Istruzione.
La Scuola Pubblica è uno dei pilastri fondamentali di un
Paese! Senza una Scuola Pubblica funzionante e funzionale, senza programmi che
prevedano la centralità della Cultura, un Paese muore.
Basta parole!!! Servono fatti, e soprattutto finanziamenti.
La Meglio Gioventù
Un film Stupendo, che vidi nel lontano 2003 e che ho rivisto successivamente. Questa scena, ogni volta che la vedo, mi riempie gli occhi di lacrime... La presenza di Matteo, che accompagna il fratello Nicola e Mirella e il suo distacco... La vita che continua... le speranze per il futuro, senza dimenticare le persone che hanno lasciato una traccia nella nostra esistenza. Commoventi le parole del figlio di Matteo e Mirella, rivolte a Nicola "E' bello fare le cose con le persone che ami". "Penso a te che mi hai sempre detto che Tutto è Bello".
Quando vidi il film al cinema, con una mia amica ci chiedevamo chi fosse meglio tra Matteo e Nicola... Sicuramente Matteo era bellissimo e tormentato, molto sensibile, ma molto debole... Io preferivo Nicola... molto vicino a me... sempre pronto ad aiutare, amante della vita, solare, fiducioso, ottimista, anche se gravato da tanti pesi... Tra i due, Matteo non ce l'ha fatta, mentre Nicola ha vissuto una vita piena, ha amato ed è stato amato. Confermo la mia predilezione per Nicola... per il suo entusiasmo... e per il suo attaccamento alla vita, alle persone ed ai suoi pazienti.
https://www.youtube.com/watch?v=3mMwmv28KNw
Quando vidi il film al cinema, con una mia amica ci chiedevamo chi fosse meglio tra Matteo e Nicola... Sicuramente Matteo era bellissimo e tormentato, molto sensibile, ma molto debole... Io preferivo Nicola... molto vicino a me... sempre pronto ad aiutare, amante della vita, solare, fiducioso, ottimista, anche se gravato da tanti pesi... Tra i due, Matteo non ce l'ha fatta, mentre Nicola ha vissuto una vita piena, ha amato ed è stato amato. Confermo la mia predilezione per Nicola... per il suo entusiasmo... e per il suo attaccamento alla vita, alle persone ed ai suoi pazienti.
https://www.youtube.com/watch?v=3mMwmv28KNw
JE EST UN AUTRE, Arthur Rimbaud
“E’ falso dire: Io penso: si dovrebbe dire io
sono pensato. – Scusi il gioco di parole. IO è un altro. Tanto peggio per il
pezzo di legno che si ritrova violino, e Sprezzo agli incoscienti, che
cavillano su ciò che ignorano completamente!”
“Io è un altro. Se
l’ottone si sveglia tromba, non è affatto colpa sua. Per me è evidente: assisto
allo schiudersi del mio pensiero: lo osservo, lo ascolto: lancio una nota
sull’archetto: la sinfonia fa il suo sommovimento in profondità, oppure d’un
balzo è sulla scena.
Se i vecchi imbecilli non avessero trovato, del “me stesso”, soltanto il significato falso, non avremmo da spazzar via i milioni di scheletri che, da tempo infinito, hanno accumulato i prodotti della loro orba intelligenza, e se ne proclamano gli autori!”
Se i vecchi imbecilli non avessero trovato, del “me stesso”, soltanto il significato falso, non avremmo da spazzar via i milioni di scheletri che, da tempo infinito, hanno accumulato i prodotti della loro orba intelligenza, e se ne proclamano gli autori!”
In direzione ostinata e contraria... sempre...
GRAZIE don Gallo, per tutto quello che hai
saputo donarci... In una società in cui l'apparenza, la forma, la vacuità, la
parola svuotata di significato predominano... la Vita di una Persona Autentica
quale E' don Gallo è una testimonianza importante per tutti noi, per coloro che
credono che un mondo migliore possa e debba esistere... Da laica, ho
profondamente stimato don Gallo e continuerò a stimarlo... per la sua filosofia
di Vita, che sento molto vicina alla mia, pur ritenendomi atea e anticlericale.
La mia stima infinita va all'Uomo Andrea Gallo, - non all'abito che ha
degnamente indossato - che, non a parole, ma con fatti concreti, tanto ha speso
per Genova... con un'attenzione particolare, ma non pietistica, agli ultimi, ai
deboli, agli emarginati nella società e dalla società.
Giovanni Falcone
23 maggio 1992: Strage di Capaci.
In questa nostra barbara, incivile e superficiale società,
dove vigono troppi personalismi e infiniti egoismi , dove imperano ignoranza,
indifferenza, culto dell'immagine, dove dilagano corruzione, ignavia, apatia,
dove sono ancora troppo presenti rabbia, odio e violenza... pensare a Persone
come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino mi dà la forza di andare avanti, di
credere che un'altra società sia possibile, una società più Giusta, una società
più Umana. Non abbiamo bisogno di Eroi, ma di Persone vere, autentiche, non
vuoti simulacri, non manichini manovrabili. Io credo che ciascuno di noi possa
apportare un enorme contributo, nella vita ordinaria, sia privata, sia professionale.
Se perdiamo la speranza, se pensiamo che non si possa modificare la realtà,
abbiamo perso fin dall'inizio. Se vogliamo essere Cittadini e non sudditi,
dobbiamo impegnarci e Pensare Criticamente. Per ottenere Dignità e Libertà
dobbiamo avere il coraggio di non cedere mai a compromessi. Anche se faticoso,
l'impegno costante ci permette di Vivere e di non limitarci a sopravvivere.
Inutili, insensate e irrisorie le parate o le commemorazioni di esimi
magistrati quali Falcone e Borsellino, se nella nostra vita quotidiana non
pratichiamo e non trasmettiamo i valori della Democrazia e la Cultura della
Legalità. Sarebbe una mancanza di rispetto, sarebbe uno strumentalizzare per
propri fini utilitaristici Persone che hanno dato la loro Vita per il bene di
noi tutti e verso cui tutti noi abbiamo un grosso debito. Sarebbe, in primis,
ingannare e ridicolizzare se stessi.
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